55 anni di Patrouille Suisse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 22 Agosto la pattuglia acrobatica elvetica ha festeggiato i 55 anni dalla sua costituzione. Un appuntamento, quello di quest’anno, ricco di esibizioni e di tradizione, con gli F-5 rosso crociati portavoce di una storia duratura nel tempo che continua ad affascinare appassionati e sostenitori.  

Era il 1959 quando il Comando delle Truppe svizzere incaricò la Squadra di Vigilanza di istituire due pattuglie dimostrative composte da quattro velivoli Hawker Hunter 58, con relativi piloti professionisti. 

   Il 2 giugno 1960 gli Hunter si esibirono per la prima volta al pubblico a Bienne, con diversi sorvoli e passaggi in varie formazioni. Non si trattò di un programma acrobatico prestabilito, ma di un assaggio di quello che si verrà a creare negli anni successivi.  

Nel 1963, in occasione delle commemorazioni di Oskar Bider, la Squadra di Vigilanza ottenne l’autorizzazione ad esercitarsi in un programma acrobatico vero e proprio, innalzando il prestigio della pattuglia e il grado di apprezzamento agli occhi degli spettatori. L’esibizione di Berna fu un altro passo in avanti per la futura pattuglia.

   Il 1964 fu l’anno dell’EXPO 64 a Losanna e del 50° anniversario di costituzione dell’aviazione svizzera; il Comando delle Truppe decise di proseguire il programma acrobatico e di mantenere due pattuglie per i numerosi appuntamenti ed esibizioni che si tennero per l’occasione. Il pubblico convenuto in migliaia e la stampa, entusiasti ed impressionati dall’elevata preparazione di piloti e velivoli, battezzarono all’unisono il team acrobatico con il nome “Patrouille suisse”, prendendo spunto dalla pattuglia acrobatica francese.

   Il complessivo giudizio positivo venne percepito dal Dipartimento Militare Federale che, con atto di fondazione ufficiale, affidò alla neo costituita Patrouille Suisse il compito di promuovere valori e ideali svizzeri con il loro volo acrobatico. Nello specifico, il relativo ordine consentiva a sei piloti professionisti operanti presso le Squadriglie volo 1 e 11 di allenarsi al volo in formazione durante la normale attività aviatoria, affidando al Comando di Vigilanza l’incarico di supervisore all’addestramento e al volo stesso. Ai velivoli non venne applicata livrea speciale e soltanto l’emblema del team dipinto sotto il canopy distingueva le matricole utilizzate per tale finalità.

   Nel 1965 venne condotta egregiamente la prima stagione acrobatica. I piloti, grazie alle poche ma proficue ore addestrative a disposizione, riuscirono a presentare un programma pulito, preciso e con figure acrobatiche perfezionate nella loro esecuzione.

   Un tentativo di rimpiazzo venne ideato nel 1968, quando si ipotizzò di sostituire gli Hunter con il nuovo Mirage III. Anche se doti e performance del caccia furono altamente positive, si decise di non abbandonare la scelta presa anni prima e di proseguire la maturazione del team.  

Nel 1970 un quinto velivolo venne aggiunto alla formazione e con tale composizione la pattuglia si esibì in 58 manifestazioni dal 1971 al 1976.

   Il 1978 segna una svolta epocale: l’aggiunta di un sesto componente e la prima volta del team elvetico al di fuori dei confini nazionali. Fino a quella data la Patrouille Suisse si era esibita a manifestazioni esclusivamente svizzere dovuto a fattori di neutralità della stessa Svizzera. Con l’invito da parte della Patrouille de France di partecipare ai festeggiamenti per il loro 25° anniversario, la Patrouille Suisse evoluì nel cielo sopra Salon-de-Provence potendo confrontarsi con i team acrobatici di Francia, Italia, Austria, Belgio, Portogallo.

   Negli anni successivi la fama e la spettacolarità espresse dai sei Hunter incrementarono le possibilità di presenziare ad eventi esteri. E’ il caso dell’International Air Tatoo (1979) su invito della Royal Air Force (si aggiudicarono il premo Shell-Trophy per la migliore dimostrazione acrobatica) e del raduno piloti pattuglie acrobatiche (1980) come da tradizione dalle Frecce Tricolori a Rivolto. In entrambe le occasioni la Patrouille Suisse dimostrò uno spettacolo di alto livello internazionale.

   Ulteriori appuntamenti oltre confine si ripresentarono nel 1982 a Digione da parte dell’aviazione francese, nel 1985 a Rivolto per il 25° delle Frecce Tricolori, mentre le annate 1983 - ’84 -’86 - ‘87 non presentarono impegni esteri, salvo per l’air show di Sion (1986) quale evento di carattere internazionale.

   Col 1988 la Patrouille ritornò a valicare le vette elvetiche con il primo meeting dell’anno a Vaduz (in prossimità del confine, ma intesa come manifestazione quasi estera) e a Deelen per il 75° delle forze aeree dei Paesi Bassi. I tragici fatti di Ramstein diedero un freno agli air show in generale e la Patrouille dovette disdire alcune date.

   L’annata si concluse nel migliore dei modi con l’attribuzione da parte dell’assemblea generale della FAI (Fédération aéronautique internationale) del diploma onorifico di gruppo.

   Con il 1989 il team si risolleva dalla sciagura avvenuta l’anno precedente che ha toccato il mondo delle manifestazioni aeree. La stagione acrobatica inizia anticipatamente ad aprile, con una giornata a porte aperte nella base di Payerne ed un fuori porta nella località di Colmar. Ma l’evento dell’anno si tenne a Sion: grande air show con richiamo di migliaia di spettatori per festeggiare i 25 anni di costituzione della Patrouille Suisse e i 75 anni delle Forze Aeree svizzere. Venne successivamente ricevuto l’invito a partecipare al raduno presso la base RAF di Scampton, nella quale il team diede sfoggio ad elevate doti di volo collettivo assieme ad altre pattuglie acrobatiche.

   Anche nel 1990 la Patrouille Suisse ritornò ospite della RAF per i 50 anni dalla battaglia d’Inghilterra, mentre in Italia si esibì in onore dei 30 anni di Frecce Tricolori.

   I successi e l’acclamazione del pubblico culminano il 1991 con la Patrouille Suisse impegnata a omaggiare i 50 anni dell’aerodromo di Payerne, i 50 anni della Squadra di Vigilanza, oltre a tre manifestazioni estere. Ricorrendo il 700° anno della Confederazione, la pattuglia ne approfittò per rifarsi il look: vennero dipinte le parti inferiori di ali e fusoliera con i colori svizzeri, oltre al logo dei 700 anni. Il continuo impatto mediatico che gli Hunter esprimevano in termini di professionalità e valori svizzeri diede loro il via alla creazione delle pubbliche relazioni.

   I successivi 1992 - ’93 furono sempre all’insegna di air show locali e internazionali anche oltre confine, rafforzando sempre più la fama del team. Durante l’evento a Fairford, la Patrouille Suisse assistette ad un momento drammatico: proprio mentre i velivoli stavano attendendo l’autorizzazione per l’inizio display in volo, due Mig-29 sovietici entrarono in collisione tra loro ed uno dei caccia precipitò a poca distanza dagli Hunter. Fortunatamente i danni furono circoscritti e l’organizzazione decise di proseguire con il programma consentendo ai sei Hunter di decollare, conducendo un volo perfetto come solo sanno fare i piloti militari professionisti.

   Dal 25 marzo 1993 la home-base della Patrouille Suisse passa da Dübendorf a Emmen. 

   Il 1994 vide il maggior numero di voli con la formazione standard: ben 41! Un record segnato dalla decisione di assaporare gli ultimi momenti di Hawker Hunter con le vesti della Patrouille Suisse. Dopo 30 anni di onorato servizio (logo dipinto in giallo nelle derive degli Hunter) il team acrobatico era pronto al “cambio di guardia” e la grande festa svoltasi a Buochs per AIR 94 fa da cornice ad un’epopea meravigliosa. In migliaia le persone accorse ai vari appuntamenti, acclamando e fotografando le evoluzioni acrobatiche.

 La decisione sul successore cadde sul Northrop F-5A Tiger II (argomento trattato all’interno dell’articolo "Il Tiger svizzero" ). Iniziò così una nuova avventura, con il 1995 a banco prova nel porre le giuste basi col nuovo velivolo.

   I piloti, soprattutto quelli “anziani”, ne analizzarono le caratteristiche, studiando opportune correzioni di programma. Ne scaturì che le perplessità sul profilo dell’F-5 nel volo serrato erano infondate, anzi: maggiori prestazioni rispetto al predecessore, la nuova livrea rosso-bianca e la maneggevolezza diedero ulteriore eleganza all’esibizione. 

   Per l’occasione, l’aerodromo di Emmen indette una giornata a porte aperte per battezzare l’F-5 a nuovo velivolo della pattuglia. L’evento fu degno di nota con gran numero di pubblico accorso, oltre a mass media locali ed esteri. Un buon inizio d’annata che si concluse con l’esibizione presso la località Axalp, sede del poligono delle forze aeree svizzere, constatando la possibilità di accrescere la spettacolarità del team al di fuori degli aerodromi, grazie agli incantevoli paesaggi che solo la Svizzera sa offrire.

   Cambiamenti anche nel 1996: passaggio di consegne per Comandante e Leader. Tiger 1 da quella stagione fu Daniel «Dani» Hösli, indiscusso pilota della pattuglia nella formazione dal 1987 (rimanendovi fino al 1998, per poi tornarvi dal 2001 al 2015 come Comandante) e l’installazione di un nuovo impianto fumogeno migliorandone sicurezza, visibilità ed effetto estetico.

   Gli impegni stagionali del team, dagli albori fino agli inizi del nuovo millennio, hanno subito una repentina crescita. Dagli appuntamenti locali, gli inviti a grandi air show internazionali sono aumentati nel tempo e in quantità, consentendo di portare la bandiera Svizzera in tutta Europa…e non solo: anche nello spazio, visto che una patch della Patrouille Suisse fu consegnata nella mani dell’astronauta svizzero Claude Nicollier che la portò con sé nel cosmo sullo Space Shuttle Columbia.

   Non sempre il meteo ha giocato a favore e alcune esibizioni sono state annullate o modificate, aggiustando i parametri in base alle condizioni vigenti. La bravura dei piloti ha sempre superato le difficoltà tecniche, ma anche quelle morali: nel 1998 Tiger 4 perì in un incidente mentre era in volo su un F/A-18 Hornet. La pattuglia decise di ricordare l’amico e collega volando comunque l’esibizione alla manifestazione di Ambrì con l’F-5 in posizione fanalino con livrea mono-grigia.

   Proprio la componente umana fa la differenza all’interno della Patrouille Suisse. Rispetto ai più blasonati team acrobatici mondiali, i piloti professionisti che vestono i panni di “Tiger” continuano a volare con lo squadrone di appartenenza durante l’intero anno, salvo i giorni di allenamento previsti fra settimana (almeno uno per otto mesi dell’anno) e i mesi della stagione acrobatica. Non è un caso, quindi, identificare nella tuta volo dei singoli piloti la patch del gruppo caccia di provenienza. 

   Il reclutamento di nuovi piloti viene svolto direttamente dal team, ponendo particolare attenzione alla carriera pregressa, le doti di volo e la predisposizione nel far gruppo. L’inserimento in pattuglia del neo-pilota si svolgerà per gradi: prima in coppia con voli livellati, poi con figure via via più complesse fino all’aggiunta degli altri componenti del team; da quote elevate fino alla minima prevista dal programma. Il tutto per un complessivo di 30 voli e la nomina a pilota di riserva in vista della stagione di inserimento. Le velocità in gioco si aggirano sui 300-800 km/h ed ogni volo viene ripreso e registrato per discuterlo in fase di debriefing.

   Altra differenza rispetto, per esempio, alle Frecce Tricolori è l’utilizzo dei velivoli. Mentre per la pattuglia italiana gli MB-339PAN sono basati a Rivolto, sede del 313° Gruppo, e utilizzati per l’intera loro permanenza alla finalità acrobatica, nella Patrouille Suisse gli F-5 vengono utilizzati anche dagli squadroni operanti con il medesimo mezzo (un po’ come se i 339 blu tricolori andassero in volo per conto del 214° Gruppo). Dunque non è un caso assistere a decolli in coppia di F-5 in colorazione mono grigia e “special scheme” per una missione, rispettivamente dalle basi di Emmen e Payerne, sedi del Fliegerstaffel 6 e 19.

   Altra distinzione, ricordando le Frecce Tricolori, è dettata dal mezzo: l’MB-339 rientra nell’abilitazione di tutti i piloti Aeronautica Militare; quindi, essere nominati “Pony” significa riprendere domestichezza su un velivolo conosciuto. Mentre con l’F-5 la questione è diversa, dato che pochi sono i piloti rimasti operativi con il Tiger II, mentre la maggior parte vola con l’F/A-18 Hornet. Ogni pilota non qualificato sulla macchina, dovrà effettuare la conversione in pattuglia. 

   E’ bene ricordare, però, che il numero di F-5 in servizio presso la Swiss Air Force si è drasticamente ridotto dalla data di acquisizione (dei 110 esemplari acquistati ne rimango poco più di 20 volanti). Inoltre, i velivoli in dotazione alla pattuglia sono privi di mitragliatrici per l’alloggiamento dei serbatoi di fumogeno bianco; le configurazioni armate si riducono ai soli attacchi alari e ventrali.

   Secondo le valutazioni del Leader la Patrouille può eseguire 3 programmi acrobatici, in relazione delle condizioni metereologiche e dell’orografia del terreno.  Per la precisione si distinguono:

 

1        programma in caso di bel tempo (base nubi a 3000 m);

2        programma in caso di tempo mediocre (base nubi a 1500 m);

3        programma in caso di tempo pessimo (base nube a 1000 m). 

 

    Le varianti proposte non presentano differenze sostanziali, in quanto vengono escluse figure acrobatiche complesse nello spazio di manovra, con condizioni in via di peggioramento; nel caso 1 vi è la possibilità di effettuare looping, nel 2 possono essere eseguiti dei tonneau, nel 3 solo passaggi livellati. La bravura dei piloti svizzeri sta anche nell’interpretare la collocazione dell’aeroporto: è il caso degli air show in terra madre, dove il sedime aeroportuale è all’interno di vallate, a volte strette. La Patrouille si presenta in formazione per la figura e scomparendo nella vetta adiacente ricompare per il successivo passaggio. E’ una caratteristica unica nel suo genere, che viene interpretata anche dall’ F/A-18 Hornet Demo Team “pennellando” i versanti ad ogni cabrata e virata.

   Il più spettacolare è sicuramente il programma con bel tempo, della durata di circa 18 minuti. Agli eleganti passaggi in formazione, come le figure Delta, Cross, Eiger, Melkstuhl, Swan, i due solisti interpretano la maneggevolezza e la potenza del velivolo con le figure Mirror, Gear down barrel roll. Anche coreografie d’effetto come la formazione a rombo nello Shadow, il Tunnel del solista ad alta velocità tra la formazione alla minima con carrelli estratti e il Grande finale, un’apertura verticale dei 6 F-5 con lancio di flares.

Il Team, dunque, risulta composto da:

Tiger0 – Comandante

Tiger 1 – Leader

Tiger 2 – Ala destra

Tiger 3 – Ala sinistra

Tiger 4 – Fanalino

Tiger 5 – Secondo solista

Tiger 6 – Primo solista

Tiger 7 – Riserva

Tiger 8 – Speaker

Tiger 9 – Speaker

Tiger 10 – Flat «Flatty» Eric, la mascotte del team dal 2000. Co-pilota di Tiger 2, fu rapito dalle Red Arrows nel 2004 e riconsegnato con la tuta da volo inglese. Possiede un libretto volo come tutti i piloti della pattuglia, avendo all’attivo oltre 800 ore volate.

Per la stagione in corso, gli F-5 utilizzati dal Team sono i seguenti:

 

J-3081

J-3082

J-3083

J-3084

J-3085

J-3087

J-3088

J-3089

J-3090

J-3091

 

J-3086 si schiantò vicino a Leeuwarden AFB (2016), dopo una collisione a mezz'aria con il J-3088.

Nel corso delle annate della Patrouille, è cambiata anche la configurazione di volo dei piloti, con aggiornamenti dettati da esigenze tecniche e pratiche.

 

- 1963-1974: casco H-5, tuta CSU-3A con anti-g e scarponi "Pilotenschuhe 63";

- 1975-1978: variazione della tuta con una in cotone arancione di fabbricazione locale (copia del CWU-27 americana modificata con il grado e pratiche zip). Creazione nuova patch con logo di 5 Hunter;

- 1979-1986: sostituzione della tuta in cotone con una in tessuto ignifugo arancione, anti-g CSU-13, casco H-5 in blu metallico;

-1987-1994: nuovo casco HGU-55 decorato di conseguenza con logo e colore blu metallico, maschera d’ossigeno MS-22001 sostituita con MBU-5. Aggiornamento patch con inserimento 6° Hunter;

-1995-2006: capo anti-g CSU-13 sostituito dal nuovo BFA AGH-1, scarponi "Pilotenschuhe 92", maschera per ossigeno MBU-5 con profilo basso HA-LP / PPB. Rivisitazione patch con sostituzione Hawker Hunter con F-5 Tiger II.

- 2007- oggi: Casco HGU-55 in livrea bianco-rosso, maschera d’ossigeno HA-LP / PP-B, tuta volo CWU-27 (mod CH), Patrouille Suisse design t-shirt, anti-g BFA AGH-1, stivali "Pilotenschuhe 06", guanti GS / FRP-2, giubbotto di salvataggio PU-CH-07, paracadute BA-22. 

   Nel 2004 venne inserito un "abito da festa", ovvero una tuta standard CWU-73 di colore blu che venne sostituita con una di colore rosso a partire dal 2016.

     Un elogio di merito va rivolto al personale “Ground Crew” che assicura prima e dopo ogni esibizione il corretto funzionamento di ogni singolo componente dell’F-5. Si tratta di una truppa di circa venti persone: supporto tecnico, crew chief, gruppo armi/avionica, tecnici motoristi, supporto logistico, che operano negli shelters allestiti ad Emmen.

   A disposizione del Comandante e del relativo personale, al Team è affidato un Pilatus PC-6 «Felix» in livrea Patrouille Suisse, utilizzato per effettuare spostamenti in località di allenamento/esibizione e sopralluoghi tecnici.

   Come per altre pattuglie internazionali, anche la Patrouille Suisse ha un su Fan Club dedicato, nato nel 1992 e con oltre 3000 iscritti. 

   Il 2019 ha segnato il 55° compleanno per la Patrouille Suisse, un anniversario che per Forza Armata, piloti ed appassionati racchiude dedizione, spirito di squadra, tradizione e professionalità. Gli F-5 stanno portando a termine l’ennesima stagione con un logo appositamente dedicato alla ricorrenza, visibile in entrambi i lati del velivolo, subito dietro il cockpit.

Un mix di emozioni che a tutt’oggi avvolge la bandiera Svizzera, conducendola in molti Stati esteri. Ancora vivo tra gli appassionati è il ricordo degli Hunter che in formazione evoluivano sopra le teste del pubblico, accarezzando alte vette e sorvolando paesaggi incantevoli. La Patrouille Suisse saprà affascinare negli anni a venire come fece all’epoca, come sta facendo oggi…consapevoli che gli F-5 dovranno passare il testimone ad altri velivoli, più giovani e performanti, ma pur sempre grati della possibilità di condurre orgogliosamente i colori elvetici ovunque siano acclamati.

 

Testo: Christian Vaccari (ricerca storica, archivio Filippo Matto)

Foto: Alessandro Zucchelli, Patrouille Suisse