Ospiti di un grande pilota, ma soprattutto di un grande amico, abbiamo partecipato all’ultimo raduno degli appartenenti al 154° Gruppo Volo, i Diavoli Rossi del 6° Stormo di Ghedi.
Presenziare, anche solo da ospiti, a un evento del genere è un'esperienza straordinaria e toccante; significa immergersi in una realtà dove il tempo sembra essersi fermato, regolato da codici e legami che chi non ha indossato quella divisa può solo provare a immaginare.
Uomini che oggi hanno capelli grigi, rughe ed esperienze di vita completamente diverse, nel momento in cui si incrociano con lo sguardo tornano istantaneamente i ragazzi di venti o trent'anni prima. Bastano un soprannome, una pacca sulla spalla o una risata per cancellare i decenni trascorsi.
Non è solo nostalgia; è la riattivazione immediata di un'identità condivisa.
C'è qualcosa di magico nel vedere persone che magari non si incrociano da trent'anni parlarsi come se l'ultimo congedo fosse avvenuto il giorno prima, non ci sono i convenevoli formali tipici delle rimpatriate scolastiche o aziendali. La confidenza è rimasta intatta perché poggia su fondamenta solidissime.
Per i Diavoli Rossi questo legame ha una sfumatura ancora più intensa. Chi ha fatto parte del 154° ha condiviso la responsabilità, l'adrenalina e il rigore di volare (o far volare) macchine complesse come gli F-84, gli F-104 e i Tornado, spesso in contesti operativi reali e delicati.
Quello che si respira nell'aria è il ricordo di una fiducia assoluta. Il pilota si fidava del navigatore, entrambi si fidavano ciecamente degli specialisti a terra, della manutenzione, della linea volo. Rivedersi significa celebrare il fatto che, un tempo, la propria vita era letteralmente nelle mani dell'altro.
Guardandoli dall’esterno, si nota subito che esiste un codice, una lingua fatta di acronimi militari, aneddoti su vecchi comandanti, scherzi da camerata e "quella volta che..." che nessun esterno potrà mai capire fino in fondo. C'è una commistione unica di goliardia e sacralità, si ride fino alle lacrime per un vecchio scherzo, e un attimo dopo cala un silenzio pieno di rispetto nel ricordare un commilitone che "è andato avanti".
I Diavoli Rossi non sono solo un gruppo numerico, sono un mito dell'Aeronautica Militare. Nei loro occhi si legge l'orgoglio di aver fatto parte di una storia importante. Il raduno non è solo un ritrovo di vecchi amici, ma il passaggio di un testimone ideale, la dimostrazione che lo "Spirito di Ghedi" non si cancella con il congedo o con la pensione.
Rivedere i vecchi commilitoni è come ritrovare un pezzo di se stessi; è la consapevolezza che il tempo può cambiare i corpi e le carriere, ma non potrà mai scalfire quel legame d'acciaio nato tra il rombo dei motori e l'ombra del Diavolo Rosso.
Tutte le immagini sono scaricabili al seguente link: 85° anniversario 154° Gr.
Immagini messe a disposizione con licenza CC BY-NC-SA 4.0
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