L’80° Centro SAR di Decimomannu

Ore 23:35: il silenzio della base di Decimomannu è interrotto dallo squillo del telefono in sala operativa. Non è una chiamata di cortesia, dall’altra parte, il COA di Poggio Renatico trasmette l’ordine di Scramble.

Le informazioni sono poche, ma concise: un gruppo di escursionisti, sorpreso dal maltempo nel Supramonte di Baunei, ha visto un compagno scivolare in un canalone. Il bilancio è grave: ferite multiple e un probabile trauma cranico. L’elisoccorso civile non può intervenire a causa delle forti raffiche di vento, della pioggia battente e dell’oscurità totale.

Scatta l’allarme, l’equipaggio in prontezza operativa, composto da due piloti, un operatore di bordo e un aerosoccorritore riceve un briefing rapido:

- coordinate geografiche.

- tipologia di missione (ricerca e recupero con verricello).

- meteo e ostacoli.

Ore 23:42: i motori dell’HH-139B iniziano a fischiare. Mentre i piloti eseguono gli ultimi controlli e abbassano i visori notturni (NVG – Night Vision Goggles), il buio si trasforma in un panorama verde fosforescente. L’aerosoccorritore controlla un’ultima volta il verricello e la barella.

Ore 00:15: l’elicottero è prossimo al punto segnalato, nei visori, le pareti calcaree della Sardegna appaiono come spettri. Il pilota mantiene il mezzo in hovering con precisione millimetrica, sfidando le turbolenze, mentre l’aerosoccorritore, imbragato, si cala nel vuoto. Pochi minuti dopo, ecco il segnale, pollice alzato, il ferito è agganciato e inizia la risalita, un equilibrio perfetto tra rapidità sicurezza, ogni secondo può fare la differenza.

Comincia la corsa verso l’ospedale Brotzu di Cagliari, dove lo sventurato sarà affidato alle cure dei sanitari.

Il racconto è frutto della nostra fantasia ma, in realtà, è ciò che potrebbe accadere, e accade, ogni volta che entra in gioco l’80° Gruppo SAR di Decimomannu. Queste sono infatti le modalità d’impiego per una missione tipo del Gruppo, così come per tutti gli altri Centri alle dipendenze del 15° Stormo di Cervia dislocati in Italia.

Ma qual è il protocollo per le missioni SAR (Search and Rescue - Ricerca e Soccorso) o per i trasporti sanitari d'urgenza (voli salva-vita)?

- l’attivazione e la richiesta iniziale: l'Aeronautica Militare non interviene mai su chiamata diretta del cittadino. Le richieste di carattere sanitario giungono alla sala operativa del 118, che valuta l’impiego dell’elisoccorso civile; nel caso in cui quest'ultimo sia già impegnato, o le operazioni richiedano specifiche capacità militari, scatta la richiesta ufficiale. Qualora sia necessario il trasporto di pazienti in imminente pericolo di vita verso ospedali sul continente, è invece compito della Prefettura inoltrare la richiesta.

- il COA (Comando Operazioni Aerospaziali): la centrale di Poggio Renatico (FE) riceve la richiesta, valuta la disponibilità degli assetti e invia l’ordine operativo all’80° Centro SAR di Decimomannu.

- l’allertamento: l’equipaggio in prontezza riceve le informazioni necessarie attraverso un rapido briefing operativo.

- il decollo (Scramble): l’equipaggio corre verso l’elicottero HH-139. Il servizio è garantito H24, 365 giorni all’anno, con tempi di reazione che variano da 30 minuti a 120minuti, a seconda della prontezza operativa richiesta.

- esecuzione e rientro: se sono presenti squadre a terra (Corpo Forestale, CNSAS o sanitari del 118), vengono stabilite le comunicazioni via radio, se il terreno lo permette, l’elicottero atterra; in caso contrario, l’aerosoccorritore viene calato con il verricello. Una volta a bordo, il paziente viene stabilizzato e trasportato verso l’ospedale più idoneo.

- chiusura: dopo aver sbarcato il paziente, l’elicottero rientra alla base di Decimomannu per il rifornimento. L’equipaggio compila il rapporto di missione e torna immediatamente disponibile per un nuovo allarme.

Tutto questo rappresenta la normalità per gli uomini e le donne dell’80° Gruppo SAR che abbiamo incontrato a Decimomannu.

La storia del Gruppo ha radici profonde, che precedono di decenni la sua costituzione ufficiale avvenuta il 1° novembre 2013. Per ricostruirne le origini dobbiamo infatti risalire al 16 novembre 1960, data di nascita della Squadriglia Soccorso e Collegamenti, meglio nota come “Sezione Soccorso AWTI”.

All'epoca la componente principale era costituita dall'ala fissa, erede delle esperienze maturate con gli idrovolanti Cant Z.506, i primi a operare nel settore SAR fin dalla nascita ufficiale della specialità, il 14 aprile 1947. Inizialmente la flotta comprendeva un Beechcraft C-45 e un elicottero AB-47J-3; in seguito si aggiunsero tre Texan T-6G, un Macchi M.416 e altri tre elicotteri AB-47J.

Il cambio di paradigma avvenne nel 1963 con l'introduzione dell'AB-204, che potenziò sensibilmente le operazioni di ricerca e soccorso. L'ala fissa, pur diventando minoritaria rispetto alla componente rotante, rimase operativa fino al 1979, anno in cui fu dismesso l'ultimo Piaggio P.166 e vennero acquisiti i modernissimi AB-212 (che hanno concluso la loro lunga carriera il 15 ottobre 2021).

Oggi l’80° Gruppo è composto dalla 670ª Squadriglia “Speedy” e dalla 672ª “Verro”, equipaggiate con gli elicotteri Leonardo HH-139 (versioni Alpha e Bravo). Nonostante l'evoluzione tecnologica supporti il personale in missioni sempre più precise, le finalità del Gruppo rimangono immutate.

L’80° è parte integrante dei Centri SAR italiani, alle dipendenze del 15° Stormo di Cervia. Per un approfondimento sullo Stormo, che abbiamo visitato due anni fa, vi invitiamo a consultare il seguente link: 15° Stormo.

Gli altri Centri SAR sono:

81° Centro SAR: Cervia (sede dello Stormo)

82° Centro SAR: Trapani Birgi

83° Centro SAR: Cervia

84° Centro SAR: Gioia del Colle

85° Centro SAR: Pratica di Mare

La nostra visita inizia sul grande piazzale del Gruppo, dove siamo accolti dal Tenente Colonnello pilota Marco U., che ci intrattiene in attesa del rientro di un volo di addestramento e ci illustra la storia del reparto e le sue peculiarità, rispondendo con disponibilità alle nostre domande, in particolare sul passaggio epocale dal "buon vecchio" AB-212 al modernissimo HH-139. A tal proposito, ci fermiamo per scattare alcune foto all’ultimo esemplare di 212, che ora fa bella mostra di sé davanti alla palazzina del Gruppo come custode della memoria storica.

In lontananza avvertiamo il classico battito di un elicottero in avvicinamento, è l’HH-139B che rientra dalla missione. Avendo ancora una buona scorta di carburante, il Comandante si avvicina per effettuare una “verricellata” dell’aerosoccorritore, simulando il recupero di un pilota.

I movimenti sono scanditi dal rigore dell’addestramento, che trasforma ogni gesto in un automatismo perfetto: una sinergia tra equipaggio e macchina che garantisce la massima precisione anche nelle condizioni più critiche.

La visita prosegue nel grande hangar del Gruppo, dove è parcheggiato un HH-139A, una delle due versioni che compongono la flotta. Qui scambiamo due chiacchiere con il nostro accompagnatore, un Aerosoccorritore, il "Jolly" dell'Aeronautica Militare, come viene definito in gergo.

Ci racconta alcuni aneddoti delle sue missioni, senza lesinare sui particolari. Sono storie umane che colpiscono nel profondo. Ogni vita salvata è un obiettivo raggiunto; ogni missione, per quanto possa apparire simile alle altre, è in realtà sempre diversa. Le incognite che si presentano sono sfide da affrontare e vincere e, nonostante l’addestramento costante e l’esperienza di anni, non è mai permesso abbassare la guardia.

Le missioni nell’Isola, caratterizzata da un’orografia complessa, non sono semplici operazioni di soccorso, ma veri e propri capitoli di storia sarda.

Tornano alla mente alcuni episodi emblematici che hanno visto impegnato l’80° Gruppo:

- Il disastro del Moby Prince (1991): sebbene avvenuto al largo di Livorno, l’80° Centro SAR si distinse per l'efficacia nella ricerca elettronica e visiva su specchi di mare vastissimi, operando al limite dell'autonomia di volo.

- L’alluvione del Cagliaritano (1999): uno degli eventi più drammatici nella memoria recente del sud della Sardegna. In quell'occasione, gli elicotteri AB-212 operarono in condizioni di visibilità quasi nulla, traendo in salvo decine di persone intrappolate sui tetti per sfuggire alla furia delle acque a Capoterra, Assemini e Sestu. Fu una delle più grandi dimostrazioni di coordinamento in emergenza della base di Decimomannu.

- Il "Ciclone Cleopatra" (2013): colpì con una violenza inaudita, causando 19 vittime e danni ingenti. L'80° Centro fu tra i primi a raggiungere le zone isolate di Olbia e della Barbagia, effettuando missioni di evacuazione medica (MEDEVAC) e trasporto di viveri in paesi isolati dalle frane.

- I cicloni "Harry" e "Oriana" (febbraio scorso): hanno colpito il nord e l'ovest dell'Isola, vedendo impegnati i nuovi HH-139B in missioni di ricognizione e monitoraggio dei bacini idrografici. Volando con venti fortissimi, gli equipaggi hanno portato aiuti in aree dove i mezzi terrestri erano bloccati dai cedimenti stradali.

È impossibile, inoltre, non citare le innumerevoli missioni di trasporto sanitario d'urgenza a favore della popolazione, con interventi critici per neonati e anziani.

Questi eventi hanno segnato il passaggio di testimone tra l’AB-212, il leggendario "Huey", un mulo instancabile che ha prestato servizio per decenni, e i moderni Leonardo HH-139 (Alpha e Bravo).

Questi ultimi hanno garantito un salto tecnologico e prestazionale notevole, rendendosi indispensabili anche nella lotta agli incendi boschivi, una piaga che affligge la Sardegna e il resto d'Italia durante la stagione estiva.

L’80° si occupa anche di SMI (Slow Mover Interceptor) a supporto della linea caccia per il controllo del territorio, come avvenuto in occasione di grandi eventi istituzionali e religiosi. Una caratteristica peculiare del Gruppo di Decimomannu, unica nel suo genere, è il recupero dei radio-bersagli Mirach 40 e 100 prodotti da Leonardo.

Questi sistemi a pilotaggio remoto sono progettati per simulare diverse tipologie di minacce (aerei o missili) durante le esercitazioni, come quelle della scuola di volo IFTS. Una volta terminata la missione, i bersagli ammarano tramite paracadute e vengono recuperati al largo di Capo San Lorenzo. Riportarli in base agganciati al gancio baricentrico dell'elicottero è un’operazione estremamente delicata, che richiede l’intervento in mare di due aerosoccorritori.

La nostra visita continua e, in previsione di un secondo volo di addestramento, assistiamo alla vestizione dell’equipaggio e al briefing pre-volo. Come sempre nulla è lasciato al caso, soprattutto in vista di un possibile peggioramento del meteo che già si intravede all’orizzonte.

Criticità, operazioni e aeroporti alternati vengono analizzati e discussi per garantire opzioni di sicurezza per tutta la durata della missione. L’equipaggio è pronto e lo seguiamo fino all’imbarco, dove lasciamo libero il campo per il decollo.

La torre autorizza la messa in moto e fornisce gli ultimi dati meteo; il rotore inizia lentamente a girare e le pale spariscono alla vista con l’aumentare dei giri. Lo specialista effettua gli ultimi controlli e, una volta salito a bordo, chiude il portellone. Il 139B ci sfila vicino e decolla con una cabrata decisa.

Lo attende un volo di circa 60 minuti, un tempo troppo lungo per noi per aspettarne il ritorno. Siamo infatti al termine della nostra visita, abbiamo raccolto molto materiale per questo report e ci congediamo dal “Jolly”, nostro accompagnatore. Prima di concludere la trasferta sarda, tuttavia, vorremmo riportare un ultimo aneddoto riferito proprio al significato di questo nome.

Questo “nomignolo” deriva dal fondatore della specialità, il Maggiore Franco Papò, che istituì, il 31 marzo 1969, il Centro Sopravvivenza e Aerosoccorritori presso l’aeroporto di Vigna di Valle e, successivamente, a Furbara, una frazione di Cerveteri nel Lazio.

Il “Jolly” è il distintivo del reparto, a sottolineare come gli aerosoccorritori siano pronti a tutto per salvare vite umane. La sua origine è legata alla storia del Cant Z.506, il primo aereo usato nel 1940 per il soccorso in mare: all’interno del portello di accesso di questo velivolo era infatti disegnato un “Jolly”. Dopo la demolizione dell'aereo se ne persero le tracce, finché il portello non fu ritrovato proprio dal Maggiore Papò e donato al 15° Stormo.

Ringraziamo SMA e il personale del Reparto per la fattiva e cortese collaborazione.

 

Tutte le immagini sono scaricabili al seguente link: 80° Centro SAR di Decimomannu

Immagini messe a disposizione con licenza CC BY-NC-SA 4.0  

 

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