Lo Space Shuttle Discovery (designazione NASA OV-103) non è stato solo un veicolo spaziale, ma una pietra miliare nell’evoluzione degli Shuttle.
Con ben 39 missioni, portate a termine con successo, detiene il record per il maggior numero di voli spaziali mai effettuati da un singolo orbiter.
Entrato in servizio nel 1984, il Discovery ha solcato i cieli per ben 27 anni.
Costruito per essere più leggero e tecnicamente avanzato rispetto ai suoi predecessori (Columbia e Challenger), in modo da portare carichi più pesanti e raggiungere orbite più alte, ha permesso il posizionamento del telescopio spaziale Hubble, allora il più moderno ed evoluto occhio per l’esplorazione dello spazio profondo.
Oltre a questo, nella sua lunga vita operativa, si è distinto in altre occasioni, per ben due volte è stato il vettore del riscatto dopo le tragedie del Challenger (STS-51-L) 1986) e del Columbia (STS-107 2003).
E’ stato il primo shuttle ad agganciarsi alla ISS, la Stazione Spaziale Internazionale (STS-96) il 29 maggio 1999 e ha portato in orbita il modulo giapponese Kibo (STS-124) il 31 maggio 2008, il singolo modulo più grande di tutta la ISS .
Tra gli equipaggi che hanno preso posto in cabina ricordiamo il ritorno nello spazio dell’astronauta John Glenn all’età di 77 anni (STS-75) e Eileen Collins, primo pilota donna (STS-63) e primo comandante di missione donna (STS-93 e STS-114).
Dal suo primo volo, il 30 agosto 1984 (STS-41-D) all’ultimo, il 24 febbraio 2011 (STS-133) ha accumulato oltre 238 milioni di chilometri, pari a 300 viaggi dalla terra alla luna ed è rimasto nello spazio 365 giorni.
Ritirato dalla linea volo il 17 aprile 2012 e trasportato sul dorso del Boeing 747, appositamente preparato per questi voli di trasferimento, dal Kennedy Space Center in Florida a Washington D.C. è stato esposto presso lo Steven F. Udvar-Hazy Center, che fa parte del National Air and Space Museum, situato a Chantilly, Virginia (vicino all'aeroporto di Dulles, Washington D.C.).
A differenza degli altri orbiter, il Discovery ha mantenuto un aspetto "vissuto", la NASA decise di non pulire completamente la fusoliera e lo scudo termico, per permettere ai visitatori di vedere i segni lasciati dal calore estremo del rientro in atmosfera, in pratica un monumento alla resilienza e allo spirito pioneristico del genere umano, un pezzo di storia che ci ha permesso di superare i confini dell’atmosfera con un occhio verso lo spazio.
The Aviation
Photo by Alessandro Ramazzotti









