Welcome aboard: USS Intrepid

Non capita tutti i giorni di poter andare dall’altra parte dell’Oceano Atlantico in visita alla città di New York. L’occasione è stata propizia per visitare un interessante museo, situato nel molo 86 della West Side di Manhattan: si tratta dell’Intrepid Sea, Air and Space Museum. 

L’USS Intrepid (CV-11) fu una portaerei dell’US Navy, classe Essex, introdotta in servizio nel 1943 nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale. Operante prevalentemente nel Pacifico, subì 2 attacchi kamikaze che la danneggiarono a tal punto da ritirarla dal servizio attivo nel 1945, in attesa delle dovute riparazioni.

Lasciata all’ “asciutto” presso i cantieri navali per diversi anni, nel 1954 terminarono i lavori di revisione e riqualificata CVA-11 (portaerei d’attacco) con l’introduzione di velivoli a reazione. Rinnovata ulteriormente nel 1957, il 1962 vede l’Intrepid quale Portaerei antisommergibile (CVS-11) con nuove macchine ad ala fissa operanti dal pontile superiore. Il preludio della Guerra in Vietnam obbliga la US Navy ad incrementare la vita della portaerei con un ulteriore intervento di revisione (1965), utile al ruolo di attacco leggero dal 1966 durante il conflitto.

Il 1974 è l’ultimo anno di attività ed il ricollocamento in cantiere faceva presagire ad una demolizione. Solo nel 1982, per la volontà di istituire una nave museo (la prima nel suo genere), venne ceduta alla Fondazione museale e da quel momento ormeggiata a New York. 

L’Intrepid, così come si presenta ai giorni d’oggi, è una realtà ricercata da molti turisti della “Grande Mela” e non solo meta di appassionati come il sottoscritto. Il fascino delle vicende aviatorie di giovani piloti, le lunghe permanenze al largo degli oceani e la continua rincorsa tecnologica hanno suscitato un certo interesse per questo sito che, grazie alla ben strutturata esposizione, i visitatori si sentono immersi completamente nello spirito US Navy.

Avvicinandosi al molo, l’imponente sagoma della nave fa bella mostra di sé e spiccano immediatamente i velivoli posizionati sul Flight Deck, oltre che alla plancia di comando con le numerose antenne e radar. Il fascino e la curiosità di questo “aeroporto galleggiante” difficilmente vi farà resistere alla tentazione di salirci!

Perdonatemi il rozzo termine utilizzato, ma l’Intrepid, come tutte le altre portaerei che dalla Prima Guerra Mondiale hanno solcato mari e oceani di tutto il Mondo, altro non sono che un insieme di elementi caratteristici a servizio dei velivoli imbarcati: un ponte superiore quale pista di volo, la sala comandi quale torre di controllo, gli hangar sotterranei quali centri manutenzione e rimesse velivoli, cabine e varie sale quali alloggi e centri reparti volo. 

La collezione all’interno del museo è veramente notevole: si spazia dai velivoli prettamente US Navy (TBM-3E Avenger, F-4 Phantom, FJ-3 Fury, A-4 Skyhawk, A-6 Intruder, ecc.) a quelli di altre forze armate e aviazioni (F-16, Etendard, Kfir C-2, T-38, Mig-17, Mig-21, ecc.). Anche gli aeromobili ad ala rotante non son da meno (HH-52A Sea Guardian, UH-1A Huey, H-19 Chickasaw, ecc.).

A prua del ponte superiore, affiancati l’uno all’altro, due simboli dell’aviazione americana: il caccia da superiorità aerea F-14 Tomcat e il ricognitore della CIA Lockheed A-12A “OXCART”.

L’esemplare esposto di F-14 è il Super Tomcat N°. 157 986, ovvero il settimo prototipo della Grumman. Risulta visibile dalla livrea tipica delle cellule test e non di un reparto operativo imbarcato, presenza assai significativa in quanto precursore di un progetto che ottenne ottimi risultati. La tipica ala a geometria variabile, le dimensioni e capacità di carico bellico degne di ogni nota, manovrabilità e velocità sono solo alcune delle caratteristiche che hanno incoronato il Tomcat quale successore del Phantom, altro gioiello a stelle e strisce. Una fama incrementata anche sul grande schermo grazie alla pellicola del film Top Gun del 1986. 

Per l’A-12 N°. 60-6925 il discorso è ben diverso: velocità oltre Mach 3, tangenza operativa sopra i 20000 metri, un ricognitore realizzato dagli Shunk Works della Lockheed Corporation per conto della CIA e che diede spunto alla variante più conosciuta: l’SR-71 Blackbird. Trovarsi dinnanzi a un velivolo così ad alte prestazioni la dice lunga sul passo in avanti, ad inizio anni ’60, della ditta costruttrice e dell’intero indotto industriale statunitense. Un progetto rivoluzionario che tenne sotto la lente d’ingrandimento i Paesi con la stella rossa durante la guerra fredda.

Anche un altro velivolo ha attirato la mia attenzione: si tratta di un MB-339 in colorazione Frecce Tricolori. Riproducente la MM 54476, il 339 in questione è dedicato al pilota John Miglio, deceduto durante un volo addestrativo sul cielo di Rivolto il 20 febbraio 1985.


Nei pressi della torretta di navigazione e stato eretto un piccolo hangar adibito a locale di restauro, per qualsivoglia lavoro di manutenzione dei velivoli esposti o da esporre. Una “clinica” in grado di riportare al loro splendore pezzi unici e testimoni di un passato glorioso; è una tematica, quella storica aeronautica, da molti anni radicata negli States, un percorso di recupero e conservazione del patrimonio che non tanti Paesi han saputo intraprendere. Al momento della mia visita due erano i velivoli sottoposti alle cure dei restauratori: un Grumman F-11 Tiger in livrea Blue Angels ed un Douglas AD-1 Skyrider, un monomotore radiale dalle dimensioni considerevoli.

La passerella all’aria aperta del museo non finisce qui! Oltre alla sezione dedicata ai tradizionali velivoli ad elica o a reazione, a poppa dell’Intrepid si erge il padiglione dello spazio, un’area eretta attorno ad un illustre ospite: lo Space Shuttle Enterprise. L’ingresso alla grande ala espositiva è veramente scenica: è emozionante poter essere vicini ad una navetta spaziale che ha rivoluzionato il modo di scoprire l’infinità del cosmo. Lo Shuttle ha permesso di ridurre la dispersione in orbita di componenti di lancio, il riutilizzo del vettore stesso e la possibilità di trasportare in numero maggiore equipaggio e carico. Bisogna ricordare che l’Enterprise altro non fu che il banco prova (mai lanciato in orbita) per diversi test sul progetto navetta, prima cellula ad aver volato sul dorso di un Boeing 747.

USS Intrepid ha un legame speciale con lo spazio: durante la corsa alla conquista di questa nuova dimensione e della Luna, la portaerei venne coinvolta nel recupero delle capsule dei progetti Mercury e Gemini. Un altro pezzo di storia americana di assoluto pregio.

La visita prosegue attraverso la sala controllo del traffico aereo e la plancia comando, situate nella torretta adiacente il ponte di volo. Dalle vetrate si ha una visione d’insieme dell’attività sulla Flight Deck, una vera postazione dalla quale gestire il traffico aereo e gli equipaggi che si presentavano durante il periodo di servizio.

Scendendo di livello ci si addentra negli alloggi e nelle varie sale adibite al viver comune di piloti e marinai; spazi ridotti dove ad ogni letto è garantito un piccolo armadietto (salvo le cuccette degli alti ufficiali), sale briefing e locali mensa ben attrezzati alle esigenze operative. Tutto è stato conservato o ricostruito com’era all’epoca dei fatti, un pregio in grado di riportarci ad anni passati e vissuti con estrema dedizione alla Patria.

L’Hangar Deck, dove originariamente venivano manutenuti velivoli e attrezzature imbarcati, è un’area suddivisa in tre sezioni. A prua, oltre ai locali accessibili di movimentazione catene delle ancore, vi è un’accurata illustrazione storica del’USS Intrepid dalle origini fino all’uscita dal servizio attivo. Foto in bianco e nero, modelli in scala delle varie configurazioni adottate, apparecchiature di bordo e un’area video dalla quale apprendere i drammatici fatti di guerra e gli attacchi kamikaze.

Segue una rassegna di velivoli ad ala fissa e rotante che sotto i riflettori luccicano a nuovo, come se appena usciti di fabbrica. Sono solo alcuni dei testimoni che occupavano in gran numero queste officine, cuore pulsante dell’attività volativa dai Gruppi Caccia.

Per finire, una grande ala museale a poppa con vari intrattenimenti: simulatori di volo, cinema, cockpit illustrativi, giochi e molto altro, allo scopo di allietare la permanenza dei visitatori. E se la permanenza si protrae a lungo, è possibile soffermarsi presso lo shop per acquistare qualche gadget ricordo o recarsi al piano bar per degustare hamburger e hot dog.

Scendendo dalla portaerei la visita non finisce certo qui: altre attrazioni attendono i visitatori. In primis il Concorde, l’aereo di linea da trasporto supersonico più famoso al mondo. Collocato sul pontile del molo 86, sedendosi su uno dei tavolini per degustare una bibita è possibile ammirarne ogni dettaglio, proprio da sotto del suo ventre: dai 4 turbogetto Rolls-Royce Olympus alla geometria di ali e fusoliera. Registrato G-BOAD, rappresenta uno dei 20 esemplari prodotti e venne assegnato a British Airways che, nota interessante, a cavallo tra gli anni ’70-’80 lo dipinse con una livrea speciale (a sinistra Singapore Airlines, a destra British Airways).

A lato dell’Intrepid una presenza interessante: il sottomarino USS Growler (SSG-577), completamente restaurato e ben conservato. Anche lui attraccato al molo come l’Intrepid e facilmente accessibile attraverso un percorso didattico. Alimentato da motori diesel-elettrico possiede una prua di forma alquanto inusuale, causa la stiva dei missili Regulus. Infatti il Growler altro non fu che un tentativo della Marina degli Stati Uniti di varare una categoria di sottomarini con missili da crociera (il secondo sottomarino si chiamava Grayback) e di creare deterrenza al nemico oltre cortina. Soluzione che venne sorpassata con l’introduzione di sottomarini a propulsione nucleare e missili balistici lanciati.

A conclusione della visita è bene ammettere che l’iniziativa di proporre un vero ambiente operativo a museo è stata un successo, tant’è che la medesima proposta fu realizzata anche nel porto di San Diego (2004) con la portaerei USS Midway. La location è suggestiva ed appagante e merita davvero recuperare un patrimonio di questa entità, come importante allo stesso modo sarebbe il recupero di un qualsiasi sito ad elevato interesse. Il 2006 vide la chiusura del museo per questioni di manutenzione e rinnovamento; un po’ come accadde durante il periodo d’attività, Intrepid dovette privarsi dagli impegni di servizio per combinare look. Due anni più tardi, nel 2008, venne riposizionata nella rinnovata area portuale del molo 86 e riaperta al pubblico. L’esperienza Intrepid è stata davvero positiva ed ha alimentato un sentimento di ammirazione e stupore nel conoscere in prima persona il mondo dell’aviazione americana. A chi fosse interessato può approfondire la tematica collegandosi al sito www.intrepidmuseum.org oppure andando a leggere la storia di Intrepid al sito www.navsource.org

A tutti voi, un saluto da New York! 

 

Testo e foto: Christian Vaccari